Magda Sohns-Petralio

catalogo dell’esposizione “L’opera recente¨ marzo 1996

A differenza del muscolo scheletrico, che si contrae se viene eccitato, il cuore produce da solo il suo eccitamento. Forse questo carattere autonomo, unito alla sua posizione centrale – quale nucleo e crocevia -, ha contribuito a produrre quell’immaginario collettivo che identifica il cuore con la sede dei sentimenti. Un errore sul piano della realtà può diventare un credo universale. Ed é fra realtà e mito che le immagini di Franco Ghielmetti cercano di farsi strada. I suoi cuori sono dipinti in bianco/nero. Forse palpitano; sicuramente non versano sangue. Ghielmetti li ha dipinti in successione, perché i valori che essi custodiscono non vengano sopraffatti da fastidiosi rimandi a contingenze individuali. Eppure incontrovertibile appare la loro forza associativa. Un cuore è un cuore è un cuore è un cuore…
E il passo è breve in direzione di altre tele dove una forma nera, tondeggiante, in un punto si ritrae per accogliere un piccolo corpo filiforme. Forse le spoglie di un’unione improbabile? o l’annuncio di una germinazione imminente…Certamente due elementi a confronto: elemento femminile ed elemento maschile i quali, così spogliati di ogni cerimoniale , si ritrovano disseminati in tutta la produzione recente di Ghielmetti; disarmanti, a volte, nella loro schiettezza.

Le opere in esposizione, prodotte in quest’ultimo anno, documentano nello sviluppo pittorico di Franco Ghielmetti un’avvenuta concentrazione dei temi e delle forme. Queste per lo più si stagliano compatte contro la tela nuda e vi si aggrappano senza curarsi del dialogo che una possibile scansione dei piani potrebbe generare. Obiettivo di Ghielmetti è la figura, l’immagine che con le dita egli consegna al supporto pittorico.
Quando quest’ultimo appare totalmente ricoperto di materia pittorica, è la misura della superficie a ritrarsi. Ne risultano dei lavori in miniatura, chiamati notturni: immensi paesaggi marini che riflettono un tesoro di fossili e detriti.
Notturno è pure il tono del blu – colore prediletto dall’artista e utilizzato frequentemente in lavori meno recenti – atto a creare atmosfere percorse di malinconia.

Una malinconia trattenuta entro i contorni che spesso delimitano le zone di colore, perché non venga meno l’aggancio alla realtà del qui e ora. I luoghi della pittura di Franco Ghielmetti possono dilatarsi o condensarsi, ma non si lasciano distrarre da vagheggiamenti atmosferici o intimismi psicologici. L’uso dominante del nero rimanda all’umore che secondo la medicina antica veniva secreto dalla bile e infondeva malinconia al corpo. Aguzzando un poco la vista possiamo però scorgere, attraverso le masse nere, una punta di colore rosso. Perché quanto detto, pensato, sostenuto, abbia una possibilità di riscatto, perché le scelte radicali siano contraddette da un caso fortuito, perché il carattere tenebroso della tinta scura venga irriso da una macchia impertinente…
Simile inclinazione malinconica e insieme decisamente vivificante possiede una grande tela che raffigura una sorta di abbraccio totemico. Si tratta di una curiosa appropriazione, dell’espressione di una partecipazione attiva a un rituale originario, attuato no attraverso un fittizio passo all’indietro, bensì tramite un processo di elaborazione costante. Perché mondo esteriore e mondo interiore possano coincidere in una realtà magica: una realtà da reinventare. Come riuscirci ce lo indica una tela dal titolo: “Ricominciamo dal mare”. Su di essa campeggia una figura tondeggiante di sapore lunare: una forma nera. Luce e acqua insieme bastano a concepire il mondo: l’opera di Ghielmetti le sopprime per dar loro una nuova vita…